Il dinamismo e la spiritualità

di Elena Pontiggia · pagina 1 di 4

Nunzio Quarto è un artista insolito nel panorama contemporaneo. Nato a Barletta nel 1941, da tempo vive e lavora a Milano, e ha alternato ai soggiorni nel capoluogo lombardo lunghi periodi di lavoro a Carrara: che è quanto dire nel capoluogo stesso della scultura. Sostanzialmente autodidatta, anche se ha compiuto studi accademici, è stato guidato nei percorsi dell'arte da una passione naturale, mai sopita e mai disattesa: una passione che gli ha permesso di superare le varie difficoltà che una scelta come la sua, sempre lontana e indipendente dal mercato, ha comprensibilmente comportato. Cinquant'anni, dunque trascorsi lavorando isolato (isolato, vogliamo dire, rispetto al sistema dell'arte): trascorsi, anche, coltivando poche, rare, intense amicizie, e sopratutto coltivando un amore adolescenziale, appassionato e intimidito insieme, nei confronti della scultura, e in particolare del mestiere dello scultore.

La luce dietro (1984)

La luce dietro (1984)

Per Nunzio Quarto la scultura non è mai un opera di assemblaggio, o un ready made. Quello che gli interessa è l'azzardo della fusione, sono i procedimenti della cottura, i tempi delle patine: i segreti insomma di un mestiere artigianale, moderno ma anche antico, che in fondo ha imparato da solo. E' un lavoro, il suo, in cui si rintracciano alcuni echi importanti: echi di maestri lungamente studiati, da Boccioni a Brancusi ad Arp. E insieme echi di una conoscenza, umile ma approfondita, dei segreti e delle metamorfosi della natura. Lavorare la pietra, il marmo, progettare il bronzo ha sempre significato per Quarto una sorta di rapporto con le forze primordiali della natura, con le energie disseminate del creato. Non soltanto un'operazione intellettuale, dunque, ma un'operazione squisitamente manuale, fabbrile, laboriosa. Un lavoro della mano, inteso come via primaria di conoscenza.
Anche per questo non credo che il modo migliore di avvicinare la scultura di Nunzio Quarto sia quella di collocarla librescamente in un certo punto, in una certa pagina, in una certa riga delle nostre vicende espressive. Credo che il modo migliore sia invece quello di analizzare i temi, di coglierne la liricità, di ascoltarne la voce in quanto ha di più personale: e cioè un naturalismo lirico, un'astrazione affidata sempre all'evocazione di una natura profondamente intrisa di spiritualità.Il problema che anima l'opera di Nunzio Quarto, insomma, non è tanto un problema di forme o di innovazioni o di sperimentazioni. Il suo è uno sguardo attento, affettuoso che si china su alcuni eventi e cerca di esprimerne il mistero, e insieme la poeticità.

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